il Cioccolato

Dobbiamo la scoperta del cacao alle scimmie e agli altri animali che se ne cibavano. Ci hanno mostrato che quei frutti potevano essere mangiati e hanno contribuito alla diffusione della pianta, liberandone i semi dal duro baccello protettivo che li circonda. Se oggi la cioccolata è così diffuse un po' è anche merito loro.

I Maya e gli Aztechi ne sono stati di certo i primi consumatori e ne hanno codificato la preparazione e l'uso, attribuendo grande importanza al possesso dei semi del cacao che divennero una ricchezza scambiata con la stessa facilità del nostro denaro.

La cioccolata è innanzitutto una bevanda e lo è stata per la maggior parte della sua esistenza. Solo da qualche decennio siamo abituati a consumarla in forma solida: in tavolette, in praline e tartufi il cioccolato è invenzione recente.

La preparazione tradizionale Azteca produce una bevanda amara, molto piccante e dalla consistenza granulosa preparata con polvere di cacao e peperoncino e lavorata lungamente con uno speciale frullino di legno, il molinillo . Era la bevanda degli dei e il Re ne beveva ogni giorno molte tazze nella speranza che ciò lo serbasse forte e privo di malattie. Ma oltre alla nobiltà anche il popolo ne faceva discreto uso per integrare una dieta molto povera a base di granoturco.

Ai Conquistadores la bevanda non piacque subito e ci si abituarono solo col tempo, soprattutto per sopperire alla scarsità di vino e ad una innata insofferenza verso l'acqua. Cercarono però di migliorare la ricetta originale con l'aggiunta di aromi quali vaniglia, cannella e fiori d'arancio e soprattutto di zucchero di canna; alla fine ne furono a tal punto entusiasti che la fecero conoscere anche in Spagna. Grazie ad essi il Cacao arriva a Corte e in Europa, seducendo dame e gentiluomini e diventando, oltre che piacere, anche occasione di incontro e di socialità. Fino alla fine dell'Ottocento, infatti, veniva comunemente offerta una tazza di cioccolata agli ospiti come oggi si offrirebbe un caffè.

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